Il Cammino di Santiago di Marco: un'esperienza unica e personale
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Il Cammino di Santiago di Marco: un’esperienza unica e personale

«Ci pensavo da 5 anni poi un giorno ho aperto la app di Ryanair e ho prenotato l’aereo. La cosa strana sai qual è? Da quando ho prenotato – 5 mesi prima di iniziare il Cammino di Santiago – non mi sono arrivate richieste di lavoro per il periodo in cui sarei stato in Spagna, un lasso di tempo lungo che solitamente è lavorativamente intenso. Era il momento giusto per farlo.»

 

Inizia così l’avventura di Marco ed il racconto della sua esperienza solitaria in Spagna. Il mio pensiero va subito all’allenamento in previsione del cammino più famoso del mondo.

 

«Un mese prima di partire le intenzioni iniziali erano buone ma dopo 2 volte in cui ho fatto due camminate di 15 km gli impegni di lavoro hanno preso il sopravvento e non mi sono allenato in nessun modo. Ti dirò, per fare il Cammino di Santiago non ci vuole una preparazione fisica, la differenza la fanno poche cose una di queste è il bagaglio che porti con te.»

 

Mai come quando si intraprende un cammino a piedi, la “valigia” è importante. A nulla servono i soliti accorgimenti per ottimizzare gli spazi del bagaglio. Per questo viaggio l’essenziale è già troppo.

 

«Sono partito con uno zaino di 12 kg (tantissimi) e quando sono arrivato a Pamplona ho spedito 2,5 Kg a casa! Solo lì, quando fai le prime 2-3 tappe, capisci davvero quante cose inutili ti sei portato. All’inizio devi capire come funziona per dormire, cosa ti serve per lavarti e ti accorgi che ti occorrono veramente poche cose, anche 100 grammi in più possono fare la differenza. Durante le prime tappe ero molto appesantito e i piedi ne hanno risentito molto.»

 

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Il dolore fisico è parte del viaggio durante tutto il cammino, Marco me ne parla tranquillamente e mi spiega come la forza di volontà ogni mattina gli permetteva di superare qualsiasi cosa. Ha continuato a camminare ogni giorno con sacrificio e forza di volontà, ma soprattutto con il desiderio di arrivare fino alla fine a piedi come aveva iniziato.

 

«Ad ogni tappa arrivavo a destinazione stanco morto, l’unico pensiero era quello che non ce l’avrei fatta il giorno dopo a ricominciare. Le articolazioni, le ginocchia, le caviglie, i piedi, le vesciche…la notte il dolore è sempre presente e, in un certo senso, con il passare dei giorni, ti abitui. Al mattino, i dolori non erano spariti ma quando iniziavo a camminare, riscaldandomi, non sentivo più il dolore.

 

Le ultime tappe sono state molto dure fisicamente, durante ogni tappa sentivo i dolori del giorno prima e quelli che sarebbero arrivati a fine giornata.

 

Il percorso non è facile: strade sterrate, di campagna, discese ripide, salite, rocce, i muscoli sono molto sollecitati.

 

La cosa più importante sono le scarpe giuste, sono partito con un paio di scarpe da trekking professionali, che purtroppo ho abbandonato dopo i primi 5 giorni sotto il suggerimento di un pellegrino che mi ha consigliato di usare le scarpe che portavo più speso a casa che, anche se nuove non mi avrebbero fatto male e avrei evitato le vesciche. A Pamplona ho acquistato quindi un paio di scarpe che avevo anche a casa, le ADIDAS ZX750.»

 

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Gli chiedo cosa lo avesse spinto a intraprendere questo viaggio se ci fosse dietro una motivazione religiosa per cui avesse scelto proprio un pellegrinaggio.

 

«Non sono stato spinto da una motivazione religiosa o spirituale, avevo voglia di mettermi alla prova, di stare un po’ da solo, staccare dalla mia quotidianità.»

 

C’è un aspetto di cui si sente parlare poco ed è il business dietro al Cammino di Santiago, da St. Jean Pied-de-Port a Roncesvalles, percorrendo 27 km, si attraversano i Pirenei ma tutto è più semplice se decidi di spedire il tuo zaino al costo di 5 euro con un servizio locale.

 

«Questo non è il cammino, il cammino devi farlo con le tue forze e con quello che hai deciso di portare con te e che costituisce la tua casa. In un viaggio di questo tipo imbrogliare non serve a nulla perché all’arrivo, la gioia della tua impresa la condividi con te stesso.»

 

Marco non si è fermato a Santiago ma ha proseguito fino a Muxia per poi raggiungere Finisterre e incontrare l’oceano.

 

« Quando sono arrivato a Santiago ho avuto la soddisfazione di ritirare il certificato dei km percorsi ed è stato bellissimo, ma l’impatto emotivo forte è stato arrivare alla fine. A Finisterre, vicino al faro quando ho visto la scritta Km 0,00 non sono riuscito a trattenere le lacrime. Per 32 giorni la mia vita è stata cadenzata da una routine in cui la sveglia è alle 5 e la buonanotte si dà alle 20, il cammino è diventato un’abitudine, un modo per sentirsi libero e quando ti accorgi che è finito non sai cosa aspettarti.»

 

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Sembra come parlare con qualcuno a cui è stato tolto qualcosa, ma che si è riempito di tanto altro. È proprio vero che tutto diventa, con il tempo, un’abitudine e tornare alla vita di prima soprattutto in città, non sembra facile.

 

Chiedo a Marco se ci sono stati momenti brutti ma mi risponde negativamente e così vale anche per la solitudine.

 

«Quando cammini da solo ti diverti di più perché ascolti tutto quello che hai attorno, il paesaggio è bellissimo e la natura molto suggestiva. Si incontrano tanti animali e poi si passa in mezzo alle città – bellissime – ma che non reggono il paragone con la natura. La sensazione che si vive è estremamente rilassante e non ti pesa camminare da solo.»

 

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In un cammino così famoso non mancano gli incontri, Marco mi parla di alcune persone con cui ha trascorso alcuni momenti come i km percorsi “chiacchierando” con il pellegrino francese…

 

«Io non parlavo francese e lui non parlava italiano però comunicavamo lo stesso…a gesti.»

 

…mi racconta degli incontri con la popolazione locale estremamente accogliente e disponibile…

 

«Dopo una tappa di 18 km avevo i piedi a pezzi, ero in una città e mi sono seduto su una panchina, di lì a poco è arrivato un signore, abbiamo scambiato due parole ed essendo un pranoterapeuta ha iniziato a massaggiarmi i piedi. Era il suo lavoro ma mi sembrava così strano, mi ha dedicato mezz’ora del suo tempo e ne era felice. Gli spagnoli sono così, disponibili e accoglienti.»

 

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Marco mi confessa che i momenti più belli del cammino sono stati quelli trascorsi da solo.

 

«Nelle ultime tappe, vicino Santiago, c’è così tanta gente che sembra una processione. Lì si assapora un po’ di delusione. Durante il Cammino di Santiago capita di incontrare tutte le nazionalità -americani, australiani, coreani, indiani, cinesi, argentini, brasiliani… – ci sono le persone più schive e quelli che condividono qualche pensiero con te.»

 

Chiedo a Marco di raccontarmi dove ha dormito durante le sue 33 notti e mi parla dei Donativi, alberghi parrocchiali in cui si fa un’offerta e dove è possibile vivere l’esperienza più bella, in cui tutti sono allo stesso livello e in cui si percepisce il gusto di una comunità che è lì per uno stesso scopo. Preparano la cena, cucinano tutti, ognuno fa qualcosa, tutti sono partecipi. Poi mi parla di altri tipi di alloggi, gli alberghi municipali (5/6 euro a notte) in cui si dorme in grandi camerate fino a 60 letti e le pensioni private (10/12 euro a notte).

 

Faccio l’amica invadente e gli chiedo quanto ha speso in questo viaggio solitario e faticoso.

 

«Durante il cammino per mangiare, dormire 33 notti e per le medicine ho speso sui 700 euro. Devi saper gestire bene le spese ed è possibile risparmiare molto. Il menu del pellegrino costa 12 euro, ma se vai al supermercato o dividi la spesa con qualcuno il prezzo di un pasto si abbassa moltissimo.»

 

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Marco è felice dell’esperienza che ha fatto, all’inizio della nostra chiacchierata ha fatto finta di non sentire una domanda che gli avevo rivolto e quindi, sperando in una risposta ora che mi ha raccontato così tante cose gli chiedo, per la seconda volta, di dirmi com’è tornato da questa esperienza.

 

«Con l’aereo» mi risponde.

 

Sorridiamo e guardandoci in modo complice capisco che il cammino è un’esperienza che non può essere raccontata totalmente, che solo chi l’ha vissuta capisce e che ciascuno deve decidere come e quando farlo.

 

«Torni sicuramente diverso anche se non sai precisamente in cosa. Chi ha condiviso lo stesso percorso capisce quello che hai provato e come torni da lì. Il Cammino di Santiago mi ha dato maggiore consapevolezza.»

 

È un’esperienza personale e per quanto tu possa raccontarlo qualcosa rimarrà sempre solo tra te e i passi che hai fatto.

 

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